Cari “tutti” del CAV,

 

          vi ricordate di me? Io vi ho sempre in mente ed avrei voluto passare da voi ma ho sempre troppe cose da fare.

Quando vi ho incontrato ero nel buio, voi mi avete preso per mano e accompagnato alla luce.

Ero giovane, bella, dinamica, avevo tanti progetti in testa….. ma ero anche tanto sola, senza lavoro, senza un compagno, senza una dimora stabile.

Non c’era alternativa per me che abortire; era l’unica scelta sensata che tutti mi consigliavano.

Ricorderò sempre il timore prima di entrare al colloquio: temevo il vostro giudizio, temevo di non essere più libera di scegliere,……. mi sentivo persino ridicola e per farmi coraggio mi dicevo che tanto non avevo nulla da perdere.

Quando sono uscita ero più leggera, sentivo di avere ancora un futuro.

NON SEI SOLA diceva quel volantino in mezzo alle riviste del dottore.

Era vero. Ora non ero più sola.

Grazie per quel volantino e per avermi ascoltata e capita.

Grazie per avermi dato un’alternativa.

Grazie per il fondo Nasko, per l’alloggio temporaneo, per tutte le volte in cui eravate lì, per G., è la mia vita e non riesco ad immaginarmi senza di lei, senza i suoi sorrisi, i suoi primi passi, le sue prime parole, i suoi abbracci, i suoi pianti.

Grazie per avermi aiutata a trovare una casa dove farla crescere e per avermela arredata.

Ho fatto tanta fatica a trovare un lavoro ma ora sono autonoma e, anche se con tanti sacrifici, posso provvedere dignitosamente a me e a lei.

Penso spesso, guardandola, a cosa sarebbe di me se non avessi scelto di dire “ si alla vita”.

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“ Vuole provare ad attaccarlo al seno?”

Ero lì ancora distesa in sala parto, confusa, “credo di sì “ risposi.

L’ostetrica armeggiava in un angolo mentre mi parlava.

Si avvicinò e me lo appoggiò sulla pancia. “Ecco il suo bambino”!

Aveva gli occhietti chiusi, la testa schiacciata, il viso corrucciato, tutto rosso.

Ripensandoci non era bello ma a me parve bellissimo. Miagolava più che piangere.

Mi aiutò ad attaccarlo al seno. Al solo contatto della bocca con il capezzolo smise di miagolare e si addormentò. “E’ mio figlio” pensai.

“Ne è valsa la pena, eh?” commentò l’ostetrica accortasi della mia commozione.

“Già, la pena”. Non tanto del parto, delle fatiche della gravidanza,

delle gambe pesanti, dei crampi, delle nausee.

La pena di una decisione così sofferta da essere rimasta appesa ad un filo per mesi.

Visita per l’aborto già fatta…., appuntamento fissato……

Fallo subito, non è ancora niente” mi ripetevo.

Le notti insonni, il battito sentito durante una visita che mi rimbombava nelle orecchie.

“ Non è ancora niente, solo un problema” mi ripetevo.

Poi un incontro. Non con una persona inizialmente ma con un volantino appeso.

Mi diceva che i problemi si possono risolvere.

Non mi sembrava possibile, “troppo facile” pensavo.

Ma decisi di chiamare e grazie a quella telefonata, a quella persona che rispose

e che insieme a tante altre si prese a cuore “il mio problema”, ora ero qui,

con “il mio bambino”, che nessuno avrebbe potuto togliermi.

                                                                    Una neo-mamma

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               Due porte. Quale scegliere? Ho sempre odiato scegliere.

Anche quando ero piccola preferivo fossero gli altri a farlo. Era più facile. Rimanevo ferma, alzavo le spalle e aspettavo. Se erano gli altri a scegliere, io non potevo avere colpa di aver sbagliato. Ma ora dovevo scegliere proprio io, nessun altro.

Due porte

“ scegli la prima” , mi ripetevo. “ In questo modo posso azzerare tutto e ricominciare dall’inizio. Vita nuova. Mi cercherò un lavoro, una casa, poi forse allora potrò costruirmi una famiglia. Sarà come se non fosse successo niente; niente errori, niente colpe. Libera!”

“D’altronde me l’hanno consigliato tutti”, mi ripetevo. “ Sarai mica scema a rovinarti la vita!” “ Basta una telefonata e risolvi tutto in un attimo”. Era davvero stato facile. Telefonata fatta, visita anche, bastava aprire quella prima porta. Ma era quella seconda che mi fregava. “ Là possono aiutarti” mi aveva detto un medico. Ma aiutare chi? Avevo risposto tra me piena di rabbia. Non ho un soldo, non ho lavoro, dormo qua e là dove capita, non ho un compagno fisso e i miei genitori vivono troppo lontano. E non devono sapere nulla…sarebbe troppo doloroso per loro.

Meglio azzerare allora e fare davvero finta che non sia successo niente. Dopotutto non c’è niente, non si vede niente!

Apri la prima porta e tutto ripartirà come se niente fosse stato.

Già, ma è stato, e che mi costa chiedere informazioni prima? Mi costa, si, spiegare, ricordare, ascoltare…e perché poi? Per niente!

Apri la prima porta…accidenti! Era più facile se c’era solo questa. Ho sempre odiato scegliere.

Proprio in quel momento la porta di aprì, mi colpì lo sguardo, la dolcezza di quel sorriso e mi ritrovai seduta in quell’ufficio a fare progetti per il nostro futuro. Già perché in quella seconda porta ho scoperto che era te che volevo nella mia vita, ho ritrovato il coraggio di ammetterlo e la forza di farcela, certo, con un po’ di aiuto..

Nella seconda porta mi sono immaginata con te in braccio, ti ho visto per la prima volta e ho visto me mamma per la prima volta.

Mi hanno parlato di aiuti economici, del fondo Nasko, di un alloggio temporaneo, hanno reso possibile quello che io non riuscivo nemmeno a pensare.

In quella seconda porta ho capito, mio piccolo, quanto è importante scegliere….

Con affetto

M.P.

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         Test positivo. Baratro e poi il vuoto e un turbinio di pensieri e di angoscia.

Qualunque cosa pensassi vedevo solo paura e disperazione e, soprattutto, ero sola.

Cioè, attorno avevo tante comparse che dicevano la loro… e la facevano tanto facile, talmente facile che quello era diventato l’unico modo per mettere fine alla mia angoscia. -Basta un appuntamento, qualche pasticca e metti fine a tutto! -Tieni la tua libertà!-Come credi di farcela senza lavoro e senza casa? -Non hai nemmeno un compagno fisso! -Non troverai più un uomo che ti vuole! -Che futuro puoi offrire a questa creatura? -Sei troppo giovane! -Un giorno sì, quando sarai sistemata…

Così ho telefonato e sono andata alla visita, il ginecologo mi ha dato l’appuntamento ed ero davvero decisa, era l’unica strada che riuscivo a vedere, l’unica possibilità per riavere la mia vita e volevo fare il più in fretta possibile.

Chiamo l’ascensore decisa ma quando si apre la porta… una morsa allo stomaco… una ragazza, avrà avuto la mia età, ha un fagottino in braccio; lo accosta al volto e gli occhi, gli occhi di quella ragazza mi rimarranno sempre impressi, sono gli occhi di chi ha davanti un futuro di speranza e di soddisfazioni, di fatica e di servizio ma anche di gioia infinita.

Non entro, la porta si richiude e mi trovo a frugare nella borsa. “L’avevo messo qui”. Trovo quel volantino preso in farmacia assieme al test, c’era su una mamma col pancione! Un numero di telefono… e un’altra strada inizia a delinearsi, un’altra possibilità appare davanti a me… Già, adesso sì che sono libera, adesso sì che posso davvero scegliere e scelgo di accogliere il mio piccolo nella mia vita.                                                                                                                               A.G.